Purezza Diamanti: Scala, Calcoli e Tabelle per la Purezza dei Diamanti

E con quello che costa, è il minimo che ci si possa aspettare: che duri per tutta la vita. Nel momento in cui ci si avvicina a questo prezioso minerale però è bene conoscerne almeno le modalità con le quali si valuta e le caratteristiche che si prendono in considerazione. Sebbene anche dopo questa non approfondita infarinatura dell’argomento non si potrà essere paragonati a degli esperti in materia, almeno non si affronterà il settore da sprovveduti.

Inoltre sono cambiati i tempi in cui l’unica possibilità era affidarsi all’onestà e all’esperienza del rivenditore, da qualche anno a questa parte, a livello mondiale, sono stati messi a punto criteri di classificazione molto rigidi che tutelano in modo completo e sicuro l’acquirente di turno.

Una prima introduzione al diamante, lo fa risaltare come il materiale più duro che si conosca, è un minerale che si trova in natura composto da carbonio con la stessa composizione chimica della grafite, ma con una struttura talmente compatta da renderlo appunto duro, tanto da poter essere lavorato solo attraverso l’utilizzo di attrezzi da diamante e secondo le operazioni di clivaggio, termine tecnico con il quale si intende lo sgrossamento del diamante dalle parti indesiderate.

Le quattro C

Carat, Colour, Clarity e Cut. Sono le 4 caratteristiche fondamentali che determinano il valore e il pregio di un diamante. Il peso si misura in carati e un carato corrisponde a 0,2 grammi.
Per quanto riguarda il colore, un diamante composto da carbonio puro al 100% e senza impurità, è totalmente incolore. Si rientra nella categoria Serie Cape, sono i diamanti più comuni in commercio, con una gradazione che va dalla lettera D alla lettera Z man mano che il diamante passa dal bianco, cioè dal livello più incolore, al giallo. Scendendo nelle lettere dell’alfabeto, decresce anche il valore del diamante, le pietre preziose che solitamente si trovano in commercio rientrano tra le lettere F e J.

Oltre la lettera Z, i diamanti entrano in un’altra categoria, la Fancy Colour, Colore Fantasia, all’interno della quale rientrano i diamanti di tutti i colori che sono però decisamente rari, tanto da renderli più preziosi di un Serie Cape D. La purezza viene espressa attraverso varie sigle dopo che si è osservato e analizzato il diamante con una lente a 10 ingrandimenti che mette a nudo il numero e la grandezza delle imperfezioni.

Purezza Diamanti

Purezza Diamanti

Si va dal Internamente Pura, IF, a Inclusione visibile a occhio nudo, P1, P2 o P3 a seconda della gravità. Infine, ma non meno importante delle altre, il taglio all’interno del quale rientrano la forma, la posizione e il numero delle faccette e la proporzione. Nel taglio a brillante ad esempio occorre che il tagliatore rispetti determinati rapporti per offrire la massima resa per quanto riguarda la brillantezza.

Raro come un diamante

Sono pochi in realtà i diamanti che rientrano in queste caratteristiche e tali da poter essere impiegati nel settore della gioielleria, non sono mai abbastanza trasparenti e incolori. Molto più comune invece che venga utilizzato per scopi industriali. L’Australia è la nazione che estrae più diamanti al mondo, seguita dalla Russia e da diversi Stati africani. Quando un diamante supera l’esame, si trasformerà in un brillante. Le due diciture non esprimono affatto lo stesso concetto, come si è indotti a pensare, bensì si riferiscono al prodotto grezzo, il diamante, e a quello lavorato, il brillante.

Il taglio del brillante può essere a 57 faccette o 58 qualora anche la parte superiore sia sfaccettata. Il taglio a brillante si adatta a qualsiasi altro tipo di gemma, ma quando si fa riferimento solo alla parola brillante, allora si può star certi che si allude al diamante con taglio a brillante. Esistono altri tipi di tagli, a rosa, taglio Princess o taglio Baguette, ma sono decisamente meno diffusi, inoltre il taglio a brillante non deve essere necessariamente tondo, ma può avere la forma ovale, a goccia o a cuore.